31 gennaio 2018 – Una dimostrazione per ritrovarci insieme, tra i fiori, a ricordare la nostra cara Flavia Masé Dari, socia, consigliera e amica, che ci ha purtroppo lasciati la scorsa estate. L’evento è stato ospitato dalla Associazione Culturale Italo Britannica di Bologna – di cui Flavia era consigliera – che ha messo a disposizione le proprie sale in tante occasioni della vita del nostro Club.

Pubblichiamo la galleria di immagini (la locandina e gli scatti di Margherita Cecchini) e alcuni dei brani letti dalla Dott.ssa Elisabetta Ranieri, amica e socia del nostro Club, esperta d’arte e guida turistica per Arte Viaggi.

Le quattro composizioni realizzate da Fiorella Falavigna De Leo e Elisabetta Galli con Elisabetta Gallassi, sono dedicate alle grandi passioni di Flavia.

Arte moderna – Lucio Saffaro pittore

Ispirata alle linee geometriche di Lucio Saffaro, la composizione unisce due cornici nere fissate tra loro a una cornice rivestita di pandanus essiccato e un’altra di phormium fresco. I fiori sono gerbere rosse e arancio, a massa, per riprendere i vivi colori dei pittori moderni.

La montagna

Un sentiero fiorito ai lati, da cui svetta la montagna creata con una corteccia di pino e sassi di selenite che simulano con la loro brillantezza le Dolomiti. I fiori sono tulipani multicolori, margherite, alyssum, eryngium, giacinti, bupleurum e trombociti.

La musica

Abbiamo ricreato un violoncello con materiale vegetale: spate di cocco, cortecce, foglie secche, giunchi e vimini. L’archetto dello strumento è composto di fiori di phalaenopsis viola chiaro e viola scuro e bacche di aralia.

Il viaggio

Nella valigia, composizione di stile classico in molte sfumature di verde: ginestra, carpino, cedro del libano, corbezzolo, dieffembachia, fiori di elleboro.

I brani e le poesie scelte da Elisabetta Ranieri

Viandante, son le tue orme
la via, e nulla più;
viandante, non c’è via,
la via si fa con l’andare.
Con l’andare si fa la via,
e nel voltare indietro la vista
si vede il sentiero che mai
si tornerà a calcare.
Viandante, non c’è via,
ma scie sul mare.

Antonio Machado, contenuto nella raccolta “Campi di Castiglia”, XXIX

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Konstantinos Kavafis, “Itaca”

Il mio interesse per i fiori ebbe inizio in tenera età, a quattro anni e mezzo, quando la mia famiglia lasciò la casa di Londra per trasferirsi in campagna. A quel tempo avevo già fatto amicizia con le Margherite dei giardini di Berkeley Square e coi Denti di Leone di Green Park. Durante gli anni immediatamente successivi ebbi modo di conoscere le gioie delle Primule e delle Campanule, degli anemoni dei boschi e delle Viole selvatiche, oltre che quelle dei giardini amorevolmente curati e soprattutto del terreno riccamente coltivato ad arbusti nella nuova casa. Lì vi erano ampi sentieri vestiti di tappeti erbosi che attraversavano i gruppi di arbusti e che avevano per sfondo uno scenario di Rhododendron ponticum; gli ibridi, infatti erano ancora piuttosto sconosciuti.
Il terreno era profondo anche se sabbioso, parzialmente torbato e inevitabilmente fresco. Il luogo era ideale perché un bambino familiarizzasse con gli arbusti ed io vi trascorsi molte ore, arrivando a conoscerli tutti nell’intimo attraverso l’esercizio della vista e del tatto, ma anche di un olfatto avido e curioso. Anche l’orto, che era un po’ più distante, traboccava di attrattive: ai piedi di un muro posto a nord vi era un cuscino di Mughetti, e una profusione di Muschio delicatamente profumato, una varietà oggi andata perduta, e, alla base di un altro muro, una stretta bordura di vecchie Viole doppie color porpora, oggi raramente visibili. Le piante rustiche scarseggiavano, sebbene vi fosse ciò che passava per una bordura mista, lungo uno dei sentieri centrali. Ma, delle piante in casa a dimora, le uniche di cui io serbi memoria sono la Tradescanzia color porpora, alcuni Emerocallidi, l’azzurra Centaurea montana, una stentata anche se profumatissima Phlox color lilla e degli straordinari Settembrini. La bordura ospitava anche una profumata Menta a foglie variegate, una pianta ancora preziosa ai giorni nostri. Credo che la bordura fosse stata colmata di Violaciocche, Astri della Cina e una varietà di altre piante utilizzate come riempitivo per l’estate.
Vicino ai cespugli di Uva spina, vi era una lunga fila di Lavande, e poiché la fioritura della Lavanda, che era mio compito tagliare, coincideva con la maturazione della prima Uva spina, questa consociazione mi è sempre stata cara.
Vi erano poi le serre, con le loro piante. Mio padre se ne era appassionato e per quei tempi ne avevamo una discreta collezione, che includeva Passiflore, Allamande, Stephanotis e Gloxinie.
Lungo i lati della casa il giardino faceva bella mostra di sé; vi era un’aiuola disegnata a cerchi concentrici, riempita di Gerani “Tom Thumb” e un’altra, sul lato del soggiorno, che veniva colmata di tappezzanti in primavera e in estate, come dettava la moda del tempo.
Io avevo il mio piccolo giardino, che terminava in una pergola coperta di quella rosa deliziosa, la “Brush Boursault”, che non ricordo d’aver mai visto altrove. E che sono ben lieta di avere conservato, dato che al giorno d’oggi è così difficile reperirla.

Gertrude Jekyll, “Il testamento di un giardiniere”

L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro.
La dissonanza pittorica e musicale di oggi non è altro che la consonanza di domani.

Vasilij Kandinskij, “Tutti gli scritti”

Quando fui in America per la prima volta viaggiai sempre in aereo e guardando la terra vedevo le linee del cubismo fatte quando ancora nessun pittore era mai salito su un aereo. Giù sulla terra vedevo l’intreccio di linee di Picasso, linee che andavano e venivano, che si sviluppavano e si distruggevano … e capivo una volta di più che un creatore è contemporaneo, capisce cosa è contemporaneo quando i contemporanei ancora non lo capiscono… Il Novecento è un secolo che vede la terra come non l’ha mai vista nessuno, la terra quindi ha uno splendore che non ha mai avuto. Nel Novecento tutto si distrugge e niente continua, il Novecento quindi ha uno splendore tutto suo. Picasso è di questo secolo. Ha la singolare qualità di una terra che nessuno ha mai veduto, di cose distrutte. Picasso Dunque ha il suo splendore. È così. Grazie.

Getrude Stein, “Picasso. Gertrude Pablo correspondence”

Ci sono in effetti dei colori che non mi dicono niente, perché io cerco i colori puri. Questa è forse la risposta. Il giallo ad esempio per me è un ‘coloraccio’: tutti i pittori quando dipingono un paesaggio utilizzano il giallo per dare la luce. Anche il verde, che ho molto usato in prigionia, è un colore troppo ‘naturalistico’, che riporta troppo ad altre cose… Io ho dimostrato, invece, come anche due neri diversi, vicini, possono essere altrettanto formidabili, altrettanto ‘colorati’… I colori sono così dentro alla mia testa che potrei farli al buio. Si potrebbe obiettare che gli impressionisti dovevano andare a vederli con i propri occhi. Ma io il bianco ce l’ho nel cervello. E come il bianco, il nero e il rosso. Potrei fare i miei quadri al buio…E’ difficile da spiegare, bisogna esserci nati così, non c’è niente da fare….

Alberto Burri, “Parola di Burri. I pensieri di una vita”, intervista raccolta da Stefano Zorzi

La creazione
vive come genesi
sotto la superficie visibile
dell’opera.

A ritroso la vedono
tutti i talenti,

avanti – nel futuro –
solamente gli artisti.

Paul Klee, Poesie

Nel vedere i fiori di ciliegio del Monte Yoshiko

Da quando ho visto
i rami fioriti
del Monte Yoshino,
il mio cuore vive
lontano dal corpo.

Dai rami di ciliegio
del Monte Yoshiko
cade la neve;
quest’anno i fiori
sono in ritardo.

Ho camminato
sul Monte Yoshiko
per una strada nuova,
cercando fiori
non ancora visti.

Ricordando il passato, quando i fiori del tempio di montagna stavano per cadere

Sono salito
sul ripido sentiero
del Monte Yoshino,
per vedere i fiori,
ricordando il passato.

A primavera,
per vedere i fiori
sia sempre giorno;
d’autunno, per la luna,
sia sempre notte.

Se nel mondo non ci fosse
il cadere dei fiori
e l’oscurarsi della luna,
non capirei mai
la realtà delle cose.

Perché nel mio cuore
rimane ancora
la passione per i fiori,
pur pensando
di aver lasciato tutto?

Alla mia morte,
prego di offrire
fiori di ciliegio,
a chi vuole
ricordarsi di me.

Vorrei dividere
il mio corpo
in parti innumerevoli
per vedere rami fioriti
su miriadi di montagne.

Sangyo, “I Canti dell’eremo”